"SCIENZA E SOCIETA'"
Non c’è ambito della vita quotidiana in cui non rientri qualche ritrovato, “vecchio” o “nuovo”, della tecnologia. La comunicazione con i nostri colleghi, amici e famigliari è affidata sempre più spesso a strumenti connessi a satelliti e a reti globali. Il trasporto coincide necessariamente con oggetti complessi come l’automobile, assemblaggio di decine di migliaia di componenti, per non parlare di bus o metropolitane, navi o aerei. La cultura e l’informazione, cinema, radio, televisione sono veicolate da mass-media in cui la trasmissione dei dati avviene su circuiti elettronici e su un teatro mondiale. La salute dipende da farmaci ottenuti con prodotti di sintesi e con l’isolamento in laboratorio di principi attivi ottenuti in virtù degli investimenti di colossali industrie. Persino la cucina, già luogo inviolabile del più classico “focolare” domestico, diventa il ricettacolo di strumenti che per forza di cose sono tecnologia allo stato puro, dal forno a microonde allo spremiagrumi elettrico, dal tostapane al frigorifero. E più in generale la produzione di merci di qualsivoglia tipo e dimensione avviene in stabilimenti che si avvalgono di mezzi in cui le conoscenze scientifiche vengono costantemente applicate a quantità fisiche e materiali.
Questa correlazione tra scienza e società era già ben chiara ai maestri del moderno materialismo, a partire da Marx e da Engels di recente “recuperati” da ambienti insospettabili sulla scorta dei disastri prodotti dalla recessione.
Ma questa correlazione costituisce l’oggetto di riflessione anche per molti scienziati che si trovano compiutamente di fronte alle grandi possibilità offerte dallo sviluppo delle conoscenze umane e nello stesso tempo ai vincoli imposti dal meccanismo del finanziamento della ricerca, della moltiplicazione del profitto, dello sfruttamento delle posizioni di rendita e monopolio. Non solo: se la scienza, e il suo approdo tecnologico, sono già un prodotto sociale, paradossalmente le ideologie dominanti sono condizionate dall’individualismo imperante.
La scienza quindi non può mai definirsi genericamente “neutrale” né tantomeno “indipendente”: essa dipende nel suo sviluppo e nelle sue applicazioni dal modo in cui gli uomini sono organizzati socialmente, ma anche dalla visione che una data società in un dato periodo storico produce di se stessa. Un mondo diviso in classi, scisso nella concorrenza e nella lotta tra le grandi potenze continentali, non può che ingabbiare lo stesso insieme delle conoscenze umane in una costante conflittualità.
Nell’agenda 2010 si ritroveranno considerazioni di autorevoli uomini di scienza, di ogni specializzazione, sull’indirizzo delle loro ricerche e sul collegamento dell’oggetto del loro lavoro con il mondo reale del capitalismo avanzato. La loro natura è evidentemente “di parte” perché non si accontenta di una conoscenza slegata dalle radici storiche da cui origina e di conseguenza si schiera.
La lettura di questi brani può essere utile per sgombrare il campo dai pregiudizi che vedono la scienza come fonte di ogni corruzione e inquinamento oppure come lo strumento imparziale di un destino ineluttabile.
